Che cosa significa, concretamente, mettere la relazione al centro della propria vita? Il 4 ottobre, a Villa Ottoboni, cinque soci fondatori di UMANA hanno risposto a partire dalla propria esperienza. Non una definizione condivisa, ma cinque angolazioni dello stesso desiderio: incontrare l’altro senza doversi difendere da lui. In una parola, costruire relazioni autentiche.

Relazioni autentiche: i soci fondatori sul palco della presentazione di UMANA a Villa Ottoboni

Sonia Scomparin: educati alla relazione

Sonia ha raccontato anni di vita e di studio nelle comunità e negli ecovillaggi: luoghi nati da ideali grandi e intenzioni buone, nei quali però riaffioravano incomprensioni, giudizi, paure, persone che si proteggevano. Da quell’esperienza è nata una consapevolezza semplice.

«L’essere umano deve essere educato alla relazione. Ci insegnano a leggere, a scrivere, a lavorare, a produrre: ma chi ci insegna davvero ad ascoltare l’altro, a riconoscere che cosa succede dentro di noi nell’incontro con lui?»

Per questo, ha detto, servono luoghi di relazioni autentiche, in cui la relazione non si racconta ma si sperimenta. E la nuova umanità di cui tanto si parla non è qualcosa da attendere: si incarna oggi, «una persona alla volta, una relazione alla volta, un incontro alla volta». UMANA, nelle sue parole, è un laboratorio di vita: il luogo in cui provare a diventare ciò che desideriamo vedere nel mondo.

Rocco Perriello: una carezza

Rocco ha 43 anni e fa il meccanico: «un po’ lontano da tutto questo», ha sorriso. Eppure è proprio dalla vita quotidiana che parte la sua osservazione: presi da impegni, doveri e scadenze, perdiamo l’abitudine di mostrare ciò che sentiamo e passiamo molto tempo a preoccuparci del giudizio degli altri.

In UMANA ha trovato un gruppo di persone in cammino, con un’apertura ampia e poca percezione di giudizio, dove esprimersi con serenità. Lì sta lavorando anche su un tratto di sé che conosce bene: la fretta di rispondere prima che l’altro abbia finito di parlare.

«UMANA per me è stata una carezza, una carezza sul viso.»

Michel Moretto: sentire non è ascoltare

Michel ha 39 anni, è tecnico nel settore industriale e viaggia molto per lavoro. Davanti alla domanda su che cosa significhi esserci in una relazione, ne pone altre tre: perché, come, quando.

Perché: nella relazione la prima cosa che deve cambiare sono io. Spesso siamo convinti di essere cambiati, poi basta una parola detta in un certo modo e riparte la reazione di sempre. Come: con una presenza vera, che prova a capire di che cosa ha bisogno chi ci sta davanti. «Tante volte sentiamo le persone, ma non le ascoltiamo.» È la differenza tra sentire e ascolto attivo. Quando: adesso, in una vita frammentata in cui siamo una persona al lavoro, un’altra a casa, un’altra ancora con gli amici.

In UMANA ha trovato il luogo in cui collegare i punti di tanti percorsi: «Spesso, quando entri in un posto, la prima cosa che ti viene messa è un’etichetta. Qui l’etichetta non viene messa.»

Serena Di Santo: fatti per la connessione

Biologa, Serena ha portato lo sguardo della scienza. «È la biologia stessa a mostrarci quanto siamo fatti per essere in connessione»: tra le cellule, con gli altri, con l’ambiente che ci circonda.

L’essere umano è un’unità complessa fondata su tre dimensioni ugualmente importanti, corpo, psiche e spirito, e la salute vera è una salute integrale, che nasce dal loro equilibrio. Nella pratica di ogni giorno Serena vede come ciò che accade nelle relazioni e nelle emozioni si traduca in segnali del corpo. Per questo la trasformazione delle relazioni è, per lei, un modo di lavorare sulla salute alla sua radice.

Ha chiuso con una frase letta la mattina stessa: «Ogni trasformazione inizia da uno sguardo. Tutto il resto è coraggio, cura e meraviglia.»

Massimo Garon: risposte per il quotidiano

Massimo viene da una famiglia contadina, da un ambiente chiuso fondato sul rispetto e sul senso del dovere. Per anni ha vissuto secondo le aspettative degli altri, sentendo dentro che poteva esserci qualcosa di diverso. Dopo un periodo difficile, l’incontro con alcune persone gli ha aperto gli occhi su come funziona la vita attraverso le relazioni, e gli ha fatto scoprire l’amore per le cose di ogni giorno, anche per il suo lavoro nei cantieri.

In UMANA, tra amici sinceri, ha trovato serenità, pace e la libertà di essere com’è. «Ho cominciato a trovare risposte vere su come muovermi, su come vivere la vita nel quotidiano.» Il suo desiderio è portarle ad altre persone.

Relazioni autentiche: che cosa tiene insieme le cinque voci

Un ragazzo che si sente lontano da questi temi, un tecnico sempre in viaggio, una biologa, una donna che ha cercato la comunità negli ecovillaggi, un uomo cresciuto tra i campi. Nessuna delle cinque voci parlava di tecniche. Tutte parlavano di un luogo in cui non doversi difendere e di un cammino da fare insieme. Le relazioni autentiche non chiedono di diventare uguali: chiedono di accordarsi.

Per approfondire, leggi anche il racconto della giornata del 4 ottobre, l’intervento di David Biadene e le parole della sala.

Sui temi di fondo, leggi anche Costruire l’Insieme: il segreto delle relazioni sane e autentiche e La qualità della nostra vita dipende dalla qualità delle nostre relazioni.

Per conoscere chi ha fondato UMANA: Chi siamo.

Per rivivere la mattina di Villa Ottoboni, guarda il video della presentazione di UMANA.

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